Latinoamerica-online.it

analisi e approfondimenti sull'America Latina

chi siamo

schede dei paesi

archivio

latinoamerica-online è contro il riarmo in Europa e contro il genocidio in atto a Gaza

Tutto incerto in Brasile (e non solo)

(29/1/2026) Situazione internazionale Il quadro internazionale continua a dominare la scena in Brasile: Mercosur, Venezuela, Gaza sono i temi principali, mentre il presidente Lula è molto attivo in contatti telefonici con i dirigenti dei grandi paesi del Sud del mondo (Putin 14.01;  Xi 22.01; Erdogan 21.01; Modi 22.01), con Trump (26.01) e con viaggi importanti (in India il 19-21  febbraio). Lula è stato molto sollecito nel prendere contatto con la presidente interina  Delcy Rodriguez, il Ministero della Salute ha inviato stock di medicinali per rifornire le strutture sanitarie bombardate durante l’attacco del 3 gennaio 2026 nello Stato di La Guaira mentre, da quello che è dato sapere, l’imprenditore brasiliano Joesley Batista (padrone insieme al fratello del Gruppo J&F, una delle principali imprese di produzione e commercializzazione internazionale di proteine animali) ha svolto e svolge una azione diplomatica informale fra il governo nordamericano e i dirigenti venezuelani, mantenendo buon relazioni anche con il governo brasiliano (Todo apoio a Delcy Rodrigues na crise venezuelana, “Brasil 247”, 11.01.2026;  Ministerio da saude doarà 100 toneladas de insumos medicos pra tratar venezuelanos apòs destruição de centro de distribuição do pais, “gov.br/Ministerio da saude, 13.01.2026). (Teresa Isenburg) segue

Altri approfondimenti sul Brasile a questo link


L'aggressione Usa al Venezuela

(13/1/2026) Nelle prime ore del 3 gennaio gli Stati Uniti hanno bombardato installazioni militari (colpendo anche abitazioni civili) a Caracas e in altre località, sequestrando il presidente Nicolás Maduro e la moglie, la deputata e Primera Combatiente Cilia Flores (nota da sempre per il suo impegno a fianco della Rivoluzione Bolivariana), condotti ammanettati prima a Guantanamo e poi a New York, per essere sottoposti a un processo farsa. L'operazione lampo è stata resa possibile, a quanto si è appreso, da potenti mezzi militari che hanno spento i radar e gli strumenti di comunicazione. Un centinaio le vittime tra civili e soldati: tra questi 32 cubani. Donald Trump ha rivendicato l'aggressione e ha preannunciato che Washington si prenderà carico di dirigere il Venezuela verso una "transizione giudiziosa e appropriata", impadronendosi naturalmente delle sue risorse (i giacimenti di petrolio più ricchi al mondo, oltre alle terre rare). segue

Sull'argomento v.anche: Venezuela, la verità oltre il fango mediatico


Bolivia, i minatori scendono in piazza

(31/12/2025) Minatori con petardi e piccole cariche di dinamite (i cosiddetti cachorros) infilate nella cintura hanno affrontato il 30 dicembre la repressione della polizia, che ha fatto ricorso a gas lacrimogeni e proiettili di gomma. La Paz è stata teatro dell'ottavo giorno di proteste contro l'eliminazione del sussidio ai carburanti deciso dal nuovo governo di centrodestra di Rodrigo Paz. Il provvedimento, sostenuto dai settori imprenditoriali e da Washington, ha provocato un immediato rialzo dei prezzi di benzina e diesel, che gli esecutivi di Morales e Arce avevano congelato. Il leader della Central Obrera Boliviana Mario Argollo guida la protesta, appoggiata dai lavoratori dei trasporti che hanno annunciato il blocco dei terminal e delle frontiere. Continua anche lo sciopero della fame iniziato il 29 dicembre da sedici sindacalisti e due casalinghe. segue


Honduras, il candidato di Trump proclamato presidente

(26/12/2025) Il 24 dicembre il Cne (Consejo Nacional Electoral) ha proclamato presidente con poco più del 40% dei suffragi Nasry Juan Asfura Zablah, del Partido Nacional. È questo il risultato di un colossale broglio per imporre il candidato apertamente sponsorizzato da Trump, che era arrivato a minacciare di tagliare gli aiuti al paese in caso di un diverso esito. L'annuncio della vittoria di Asfura è arrivato a quasi un mese dal voto del 30 novembre, senza le necessarie verifiche alle incongruenze presenti in vari verbali e senza una risposta ai tanti ricorsi presentati dai partiti. Come se non bastasse, il presidente statunitense aveva deciso a metà dicembre di concedere l'indulto all'ex capo di Stato honduregno Juan Orlando Hernández, detenuto negli Usa dove avrebbe dovuto scontare 45 anni di carcere per narcotraffico. Un gesto di chiaro appoggio ad Asfura, visto che Hernández è stato leader del Partido Nacional. segue


Panama, i movimenti popolari resistono all'aggressione Usa

(29/12/2025) Breve ritratto della congiuntura attuale e dichiarazioni del rappresentante della principale organizzazione dei lavoratori nel paese, il Sindacato Unico dei Lavoratori delle Costruzioni e Simili. Raquel Sets: La Repubblica di Panama è diventata un laboratorio politico e militare nel cuore dell'America Latina. Sotto il governo dell'attuale presidente José Raul Mulino due tendenze che attraversano la regione si combinano: la crescente militarizzazione, specialmente nella regione dei Grandi Caraibi, e la radicalizzazione delle politiche conservatrici. Sono state riattivate le basi militari e la presenza di truppe straniere. Gli accordi con gli Stati Uniti mettono in pericolo la sovranità nazionale e preoccupano i movimenti popolari. segue


Cile, un pinochetista alla presidenza

(15/12/2025) Giovedì 11 settembre il Cile si era ritrovato unito nel ricordare Salvador Allende, il presidente abbattuto dal golpe del 1973. E la domenica precedente almeno duemila persone avevano raggiunto il Cementerio General di Santiago per commemorare le vittime della dittatura di Pinochet. In ottobre il Congresso aveva approvato il progetto di legge che creava il Registro de Personas Ausentes por Desaparición Forzada, riparazione simbolica per le famiglie dei tanti prigionieri politici di cui, dopo l'arresto, non si era saputo più nulla. Eppure, poco più di un mese dopo, il primo turno delle presidenziali mostrava un paese dove la destra era dominante. Il 16 novembre infatti, se al primo posto si affermava la comunista Jeannette Jara, sostenuta dalla coalizione di sinistra, subito dietro di lei si piazzava il pinochetista José Antonio Kast, seguito dal populista di destra Franco Parisi (Partido de la Gente), dall'altro estremista di destra Johannes Kaiser e dalla conservatrice Evelyn Matthei. Il quadro era subito chiaro: nel ballottaggio del 14 dicembre tra Jara e Kast, quest'ultimo vinceva con il 58% dei suffragi grazie all'alleanza delle destre (con Parisi che aveva fatto appello al voto nullo). L'argentino Milei si precipitava a congratularsi con il neoeletto, mentre il segretario di Stato Usa Marco Rubio rendeva noto che "gli Stati Uniti sperano di collaborare con la sua amministrazione per rafforzare la sicurezza regionale e rivitalizzare la nostra relazione commerciale". segue


Ecuador, dal referendum una netta sconfitta per Noboa

(17/11/2025) Una netta sconfitta per Daniel Noboa. Con un'affluenza che ha superato l'80%, gli elettori hanno espresso quattro No al referendum promosso dal capo dello Stato, con una percentuale oscillante tra il 53 e il 61%. In particolare è stata respinta l'ipotesi di abolire la proibizione costituzionale di installare basi straniere nel paese, un risultato che rappresenta uno smacco anche per la politica di Donald Trump. Confidando in tutt'altra risposta dei votanti, Noboa si era riunito nelle ultime settimane con funzionari statunitensi e aveva accompagnato la segretaria per la Sicurezza Interna, Kristi Noem, in una visita a una base che avrebbe potuto ospitare personale militare Usa. segue


Il vertice Celac-Ue condanna "l'uso della forza"

(11/11/2025) Una sfumata condanna agli attacchi aerei statunitensi contro imbarcazioni civili nel Mar dei Caraibi e nel Pacifico è venuta dal quarto vertice tra la Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños e l'Unione Europea, che si è tenuto il 9 e 10 novembre nella località di Santa Marta, in Colombia, paese che detiene la presidenza pro tempore della Celac. "Ribadiamo la nostra opposizione all'uso della forza e a qualsiasi azione che non sia conforme al diritto internazionale e alla Carta delle Nazioni Unite", si legge al punto 8 della Dichiarazione Congiunta, dove gli Stati Uniti non sono però menzionati. segue


Cuba, dalle Nazioni Unite nuovo no al bloqueo

(30/10/2025) Anche questa volta l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha condannato, con 165 sì, sette no e dodici astenuti, il bloqueo imposto dagli Usa a Cuba. È dal 1992 che l'Onu si esprime a stragrande maggioranza a favore dell'Avana: nel 2024 si erano pronunciati per la condanna 187 paesi, due erano contrari (Stati Uniti e Israele), solo una l'astensione. La differenza con quest'anno si spiega con la campagna realizzata da Washington per sommare alleati alla sua politica. Lo dimostra un documento fatto filtrare all'agenzia Reuters, in cui il segretario di Stato Marco Rubio ordina ai funzionari delle ambasciate Usa di fare pressioni, in particolare sui governi europei e latinoamericani, perché si oppongano alla risoluzione. A tale "invito" hanno aderito, oltre a Israele, Ucraina, Ungheria, Macedonia del Nord, Argentina e Paraguay. Gli astenuti sono Costa Rica, Ecuador, Albania, Bosnia-Erzegovina, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Moldavia, Polonia, Romania, Marocco. segue


Argentina, alle legislative successo del partito di Milei

(28/10/2025) Una vittoria inaspettata per il partido di Javier Milei e una sconfitta per l'opposizione: questo il risultato delle elezioni legislative di medio termine che si sono svolte in Argentina il 26 ottobre. La Libertad Avanza ha ottenuto poco più del 40% dei voti, mentre la peronista Fuerza Patria si è attestata sul 32%. Provincias Unidas, coalizione di governatori di destra moderata, si è fermata al 7% e il Frente de Izquierda al 3,9%. Ben diverse le aspettative della vigilia, che nascevano dai dati delle consultazioni nella provincia di Buenos Aires (quasi il 40% dell'elettorato nazionale) celebrate in settembre e che avevano visto Fuerza Patria affermarsi nettamente come primo partito, staccando di gran lunga La Libertad Avanza. segue

Sull'Argentina v. anche: Argentina, JP Morgan ed elezioni


La Colombia denuncia una minaccia di invasione

(25/10/2025) "Gli Stati Uniti stanno commettendo esecuzioni extragiudiziarie. Che il lanchero (o il pescatore) siano colpevoli o no, in entrambi i casi c'è un uso sproporzionato della forza che è condannato dal diritto internazionale umanitario". Lo ha detto Gustavo Petro nel corso di una conferenza stampa riferendosi alla distruzione, da parte dei mezzi militari statunitensi, di nove imbarcazioni accusate di trasportare droga, sette nel Mar dei Caraibi e due nel Pacifico Orientale (cui va aggiunto un decimo attacco avvenuto il 24 ottobre ancora in acque caraibiche). A queste operazioni, realizzate con il pretesto della lotta al traffico di droga, il presidente colombiano ha contrapposto il lavoro del suo governo, il più efficace a livello mondiale nel sequestrare cocaina "senza uccidere nessuno", ma catturando i responsabili. In precedenza Trump aveva definito Petro "un leader del narcotraffico", aveva annunciato la sospensione degli aiuti economici a Bogotá e aveva intimato di interrompere immediatamente le coltivazioni illegali "altrimenti lo faranno gli Stati Uniti". Si tratta di una "minaccia di invasione", aveva denunciato il ministro dell'Interno Armando Benedetti. Lo stesso Benedetti è stato adesso raggiunto, come Petro, la moglie Verónica e il figlio maggiore Nicolás, dalle sanzioni finanziarie Usa, un provvedimento di solito riservato a terroristi, capi mafia e dittatori. segue


Perù, nuovo presidente, vecchia repressione

(17/10/2025) José Jerí, succeduto a Dina Boluarte, ha iniziato la sua presidenza scegliendo la repressione. Un morto (un giovane rapper) e oltre un centinaio di feriti è il bilancio del violento attacco della polizia contro la massiccia manifestazione che il 15 ottobre ha attraversato il centro della capitale. I dimostranti protestavano contro la nomina di un capo dello Stato accusato di violenza sessuale e di corruzione, una nomina imposta dalla maggioranza parlamentare di destra che è ripudiata da più del 90% dei peruviani. Anche in altre città sono scese in piazza migliaia di persone, soprattutto giovani. Il neopresidente ha comunque dichiarato che non intende rinunciare e il voto delle destre nel Congresso lo ha salvato da una mozione dell'opposizione di sinistra che ne chiedeva la destituzione. segue


La scomparsa di Vera Vigevani, madre di Plaza de Mayo

(3/10/2025) Di origine ebraica, era arrivata da Milano in Argentina nel 1939 fuggendo dalle leggi razziali del fascismo (suo nonno morirà ad Auschwitz). Nel paese che l'aveva accolta l'attendeva però un'altra tragedia: nel 1976 l'unica figlia, Franca Jarach, 18 anni, verrà sequestrata dalla dittatura e figura tra i desaparecidos, vittima di uno dei tanti voli della morte. segue (foto di Tullio Quaianni)


Guyana, Irfaan Ali riconfermato presidente

(7/9/2025) Irfaan Ali, del People's Progressive Party/Civic, è stato confermato presidente della Guyana in seguito alle elezioni generali che si sono tenute il primo settembre. La riconferma di Ali è stata favorita dalla recente crescita economica del paese, che dal 2019 ha quadruplicato il bilancio statale grazie allo sfruttamento petrolifero nelle acque dell'Esequibo, zona su cui il governo di Caracas rivendica la sua sovranità. Proprio la concessione alla transnazionale ExxonMobil di questo sfruttamento nelle acque territoriali contese ha garantito all'ex colonia britannica l'appoggio degli Stati Uniti, che approfittano del contenzioso tra i due paesi in funzione antivenezuelana. segue


Da Trump via libera al Pentagono per intervenire in America Latina?

(12/8/2025) Secondo il New York Times, Donald Trump ha firmato una direttiva segreta che consente al Pentagono l'intervento militare contro otto cartelli della droga (di cui sei con base in Messico), definiti in febbraio dal suo stesso governo organizzazioni terroristiche. Una decisione che dà via libera a eventuali operazioni in territorio straniero. Secondo la legislazione statunitense, infatti, il capo dello Stato può usare le forze armate contro qualsiasi persona o istituzione accusata di terrorismo, senza chiedere l'autorizzazione del Congresso e senza essere ritenuto responsabile per l'eventuale morte di civili o per danni materiali. segue


A Santiago in difesa della democrazia

(22/7/2025) Democracia Siempre. Con questo slogan quattro presidenti latinoamericani (il cileno Boric, il brasiliano Lula, il colombiano Petro, l'uruguayano Orsi) e il capo del governo spagnolo, Pedro Sánchez, si sono riuniti il 21 luglio a Santiago de Chile per inviare un messaggio in difesa della democrazia, sotto attacco a causa dell'offensiva della destra globale. Il giorno precedente i cinque leader avevano resa pubblica una lettera in cui denunciavano che "l'erosione delle istituzioni, l'avanzata dei discorsi autoritari spinti da diversi settori politici e la crescente disaffezione civica sono sintomi di un malessere profondo in ampi settori della cittadinanza", cui si sommano "le persistenti disuguaglianze, i passi indietro nei diritti fondamentali, la diffusione della disinformazione e dei discorsi d'odio sulle piattaforme digitali e l'espansione di reti criminali che sfidano la legittimità dello Stato". segue


A Bogotá la Conferenza d'Emergenza sulla Palestina

(17/7/2025) "L'era dell'impunità è finita". È questo il messaggio lanciato dalla Conferenza Ministeriale d'Emergenza sulla Palestina, che si è tenuta a Bogotá il 15 e 16 luglio. Delegati di oltre trenta paesi hanno discusso del modo di fermare il genocidio in atto a Gaza. L'incontro era promosso dal Gruppo dell'Aia, creato a fine gennaio da nove Stati di tre continenti: Belize, Bolivia, Colombia, Cuba, Honduras, Malesia, Namibia, Senegal e Repubblica Sudafricana, con l'obiettivo di battersi per difendere i principi della giustizia internazionale e sostenere il diritto dei palestinesi all'autodeterminazione. segue


Il Nord del mondo ignora il Gruppo dell'Aia

(30/6/2025) Viviamo giorni drammatici, in cui le parole guerra e genocidio sono tornate nel linguaggio quotidiano e dove misuriamo la nostra impotenza nell’arrestare la distruzione di un popolo, quello palestinese, massacrato dalle bombe israeliane (spesso prodotte e fornite dai nostri paesi) o condannato a una lenta morte per inedia. Un massacro che avviene sotto i nostri occhi, con l’aperto appoggio statunitense e la complicità europea, anche se i media nostrani fanno di tutto per oscurarla e minimizzarla. Un tacito atteggiamento razzista: i morti palestinesi non possono ambire alla stessa risonanza mediatica delle vittime del civile Occidente. segue


Jennifer Geerlings-Simons è la nuova presidente del Suriname

(7/7/2025) L'Assemblea Nazionale del Suriname ha eletto presidente Jennifer Geerlings-Simons dopo le elezioni legislative che si erano tenute il 25 maggio. Geerlings-Simons, che si insedierà il 16 luglio, è la prima donna ad assurgere alla più alta carica dello Stato. È stata eletta per acclamazione dopo aver stretto un'alleanza con altre cinque organizzazioni e dopo che il Partito Riformista Progressista, attualmente al potere, aveva rinunciato a proporre un suo candidato. segue


El Salvador, come far tacere gli oppositori

(1/7/2025) L'uso di accuse infondate per far tacere gli oppositori è diventato uno degli strumenti più utilizzati dal regime di Nayib Bukele. Il caso più eclatante è quello dell'avvocata Ruth Eleonora López Alfaro, arrestata il 18 maggio per peculato (accusa trasformata poi dalla Procura in arricchimento illecito). In realtà la vera ragione è che López, dirigente della ong Cristosal, investigava casi di corruzione all'interno del governo (presidente compreso), criticava con forza le politiche di sicurezza del capo dello Stato e assisteva i 252 venezuelani deportati dagli Usa e rinchiusi in una prigione salvadoregna dopo l'accordo con l'amministrazione Trump. Qualche giorno prima erano stati incarcerati l'avvocato ambientalista Alejandro Henríquez e il pastore evangelico José Pérez. La loro colpa: aver appoggiato un pacifico presidio della cooperativa El Bosque, su cui pendeva la minaccia di sgombero. segue


Panama, scioperi e manifestazioni contro il governo Mulino

(3/7/2025) Martedì 1 luglio, nel corso del suo primo resoconto di gestione davanti all'Asamblea Nacional, il presidente José Raúl Mulino ha difeso il memorandum d'intesa sulla sicurezza firmato con Washington in aprile. Mulino ha affermato che l'accordo "non viola la nostra sovranità da nessun punto di vista" e che tutte le installazioni cui potranno accedere soldati e contrattisti Usa restano sotto il controllo esclusivo di Panama. Spiegazioni non certo sufficienti a convincere le migliaia di persone scese in piazza a più riprese contro la presenza militare statunitense nel paese. segue


Messico, provocazioni e ingerenze dagli Stati Uniti di Trump

(11/6/2025) La presidente messicana Claudia Sheinbaum fomenta le proteste violente a Los Angeles. È l'accusa lanciata dalla ministra per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti, Kristi Noem, nel corso di una conferenza stampa, come risposta al richiamo al rispetto della dignità umana rivolto da Sheinbaum alle autorità statunitensi di fronte alla caccia all'immigrato scatenata in California. Accanto a Noem vi era lo stesso Trump, che si è ben guardato dal frenare l'attacco della sua ministra. segue


In Uruguay la 30ª Marcha del Silencio

(21/5/2025) Migliaia di persone hanno partecipato il 20 maggio, nella capitale, alla 30ª Marcha del Silencio in ricordo delle vittime del terrorismo di Stato. La prima Marcha si tenne nel 1996 e la data venne scelta perché il 20 maggio di vent'anni prima erano stati ritrovati i corpi dei parlamentari Héctor Gutiérrez Ruiz e Zelmar Michelini e degli ex tupamaros Rosario Barredo e William Whitelaw Blanco, assassinati a Buenos Aires nel quadro del Plan Cóndor. In prima fila, in questo silenzioso corteo che ha attraversato il centro di Montevideo, i familiari dei desaparecidos. Come ha sottolineato il deputato Gabriel Otero, figlio di due militanti tupamaros condannati a lunghe pene detentive, la marcia esprime la lotta e la resistenza di un popolo "che vuole sapere dove sono i 197 scomparsi. Reclama verità. Reclama giustizia". segue


A Pechino il IV Forum Cina-Celac

(15/5/2025) Il 13 maggio, in un contesto di tensione mondiale per le continue minacce di Trump di applicare sanzioni ad amici e nemici, si è svolta a Pechino la quarta riunione ministeriale del Forum Cina-Celac, il principale strumento di cooperazione tra la Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños e il gigante asiatico. All'incontro erano presenti, oltre al presidente cinese Xi Jinping, il brasiliano Lula, il colombiano Petro e il cileno Boric, a testimoniare l'importanza data all'iniziativa dai paesi partecipanti. L'Argentina è stato l'unico dei 33 membri della Comunidad a non firmare la Dichiarazione di Pechino, il documento finale che promuove il multilateralismo, la salvaguardia della pace mondiale e lo sviluppo comune a livello globale. segue


La scomparsa di José Mujica

(14/5/2025) Una traiettoria politica eccezionale: da guerrigliero tupamaro, che per la sua battaglia ha passato in prigione quattordici anni spesso in condizioni inumane, a presidente dell'Uruguay dal 2010 al 2015, anni in cui il paese realizzò importanti passi avanti sul piano dei diritti sociali e civili (riduzione della povertà, approvazione della giornata di otto ore per i braccianti, riconoscimento del matrimonio egualitario, depenalizzazione dell'aborto, legalizzazione della marijuana). José Pepe Mujica si è spento il 13 maggio nella modesta casa contadina nei pressi di Montevideo che divideva con la moglie e compagna di lotta, la senatrice Lucía Topolansky. Il "presidente povero", così veniva chiamato per la semplicità con cui seppe vivere rinunciando ai privilegi della sua carica: durante il suo mandato destinò il 90% del suo appannaggio a programmi sociali e si distinse sempre per la sua critica serrata al consumismo e alla ricerca spasmodica della ricchezza. segue

Sull'argomento v. l'articolo Las muertes y resurrecciones de Pepe Mujica


La Repubblica Dominicana contro i migranti haitiani

(26/4/2025) Il razzismo come politica di Stato. Avviene nella Repubblica Dominicana, dove da giorni è iniziata l'applicazione dei nuovi provvedimenti governativi contro l'immigrazione nelle strutture sanitarie pubbliche. Gli haitiani che ricorrono agli ospedali vengono identificati e costretti a dimostrare che risiedono e lavorano nel paese. Non solo: devono anche pagare per le cure ricevute. I reparti maternità sono stati militarizzati e decine di donne incinte o in procinto di partorire sono state arrestate e deportate, mentre probabilmente altre stanno rinunciando, per paura, a richiedere attenzione medica. La misura è stata duramente criticata da Stéphane Dujarric, portavoce del segretario generale dell'Onu Guterres. Ma è solo l'ultima di una serie di azioni di stampo xenofobo messe in atto dal governo di Santo Domingo per rispondere alle sollecitazioni dell'estrema destra. segue


Luis Almagro lascia la guida dell'Oea

(11/3/2025) In maggio l'uruguayano Luis Almagro lascerà la guida dell'Organización de los Estados Americanos. A sostituirlo è stato designato il ministro degli Esteri del Suriname, Albert Ramdin: sarà il primo rappresentante di un paese dei Caraibi ad assumere l'incarico di segretario generale dell'Oea. E proprio gli Stati caraibici, insieme ai governi progressisti della regione (Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Messico, Uruguay) sono stati determinanti nella nomina. Ramdin era rimasto l'unico candidato dopo il ritiro del suo avversario, il paraguayano Rubén Ramírez Lezcano, spinto alla rinuncia per l'assottigliarsi del gruppo dei suoi sostenitori. "Il mio impegno è di servire tutti gli Stati membri di questa organizzazione - sono state le prime parole del segretario eletto - La nostra forza collettiva si basa sulla nostra capacità di lavorare insieme". segue


Haiti, la missione internazionale non frena la violenza

(19/1/2025) Sono oltre un milione le persone che hanno dovuto abbandonare le loro case a causa della violenza delle bande criminali: lo afferma l'International Organization for Migration. Nel corso del 2024 si calcola che gli assassinati siano stati più di 5.600. Tra questi quasi duecento anziani e leader religiosi vudù di Port-au-Prince, fatti uccidere per vendetta da un capoclan che li accusava di aver provocato, con un maleficio, la morte del figlio. Nel paese regna il caos e la furia della criminalità non risparmia neppure gli ospedali: in dicembre è stato incendiato il Bernard Mevs, uno dei pochi centri di cura ancora funzionanti. segue


Honduras, la risposta di Xiomara Castro a Trump

(6/1/2025) Con un discorso pieno di dignità, la presidente Xiomara Castro ha risposto alle minacce di Donald Trump di cacciare dagli Usa migliaia di immigrati irregolari. "Di fronte a un atteggiamento ostile di espulsione di massa dovremmo considerare un cambiamento nelle nostre politiche di cooperazione con gli Stati Uniti, specialmente in campo militare dove senza pagare un centesimo mantengono da decenni basi militari sul nostro territorio", ha affermato Xiomara aggiungendo che in tal caso quelle basi "perderebbero ogni ragione di esistere in Honduras". La presidente si augura dunque che Trump "non assuma rappresaglie inutili contro i nostri migranti, che in genere recano un grosso apporto all'economia statunitense". Si calcola che circa 250.000 honduregni potrebbero essere deportati dagli Stati Uniti e il paese - a detta del Ministero degli Esteri - non è in condizioni di riceverli adeguatamente. segue

 

 

Latinoamerica-online.it anno XXV

a cura di Nicoletta Manuzzato

Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 259 del 13/4/04